25 Gen L’allarme dell’UECI: “Dal Governo risorse insufficienti, a rischio chiusura i cinema d’Italia”
Il fascino e la magia del grande schermo rischiano di spegnersi per sempre. Un grido di aiuto, un allarme, lanciato con forza in questi giorni dall’Unione Esercenti Cinematografici Italiani (UECI) per bocca del presidente Manuele Ilari. “Il Decreto Sostegni per lo spettacolo è insufficiente: il settore, colpito duramente dalla pandemia, a causa delle numerose restrizioni e dei molti decreti non armonizzati rischia di non farcela. Con l’inevitabile chiusura delle sale e la perdita dei posti di lavoro”.
Per l’UECI le disposizioni governative hanno di fatto avvantaggiato soltanto le grandi società di distribuzione e soprattutto i grandi gruppi industriali, comprese le principali piattaforme di streaming straniere. “Eppure – precisa il presidente – questi vecchi e nuovi colossi dell’intrattenimento televisivo, pur non avendo bisogno dell’aiuto di nessuno e con una tassazione più che favorevole rispetto alle realtà economiche territoriali, sono state ulteriormente avvantaggiate dalle deroghe ottenute per lo sfruttamento di pellicole destinate prima di tutto al grande schermo: proprio queste deroghe, oggi del tutto ingiustificate con i cinema aperti da molti mesi, stanno diventando un’ipoteca opprimente sul futuro del Cinema Italiano nel suo luogo materno e naturale contesto: la sala cinematografica”.
“C’è forse bisogno di ricordare – continua Ilari – che parte di queste piattaforme streaming operano in Italia ma pagano le tasse e producono redistribuzione sociale e ricchezza in Olanda, in Irlanda o altre nazioni dove la tassazione è più favorevole?”.
“Noi esercenti cinematografici italiani, già gravemente penalizzati dalla pandemia e dalle restrizioni di sicurezza, rischiamo di essere ulteriormente penalizzati se il governo e il ministro non si adoperano con urgenza a riequilibrare questa situazione di favoritismo verso la Televisione”, è l’appello lanciato oggi dall’UECI che poi sottolinea come il decreto del 24 dicembre abbia contribuito in maniera determinante a disincentivare la voglia di andare al cinema con la chiusura dei punti ristoro.
“In questi giorni – accusa il presidente Ilari – veniamo a sapere che sta per uscire un nuovo decreto che abbatte le finestre di sfruttamento da 105 giorni, come previsto dal decreto ‘Bonisoli’, a un numero di giorni inferiore. Questo sarebbe un gravissimo passo indietro e un palese squilibrio nel sistema cinema di cui il Governo si renderebbe responsabile”. “Per questo chiediamo che si ripristino le regole minime delle finestre di sfruttamento non inferiori ai 105 giorni, ovvero la nostra proposta UECI di un anno ridotta a sei mesi per chi produce in Italia come fanno altri Paesi Europei, che si applichino anche per i film stranieri e che siano varate regole sulla pandemia coerenti con altre attività commerciali riaprendo i punti ristoro”.
“Senza l’obbligo della previa uscita in sala per tutti i film italiani e internazionali con finestre certe e lunghe per tutti, con più libero accesso alle pellicole, condizioni di noleggio meno onerose e chiari obblighi per produttori, distributori ed esercenti, il Cinema come lo conosciamo morirà. Per questo chiediamo al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al ministro Dario Franceschini di prevedere un nuovo decreto con nuove regole che garantiscano la fruizione del prodotto cinematografico nella sala in quanto indicatore per gli sfruttamenti successivi”. Perché i cinema sono fondamentali per la ripresa economica del nostro Paese, sono la bilancia dell’economia di interi quartieri e centri commerciali.